Attività di riflessione: Tempo e memoria nel digitale. Due questioni etico-politiche.

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La lezione numero 4 si è soffermata in modo particolare sulle trasformazioni dell’esperienza temporale legate all’utilizzo di nuove e vecchie tecnologie, e sulla questione della memoria. Ciò che ne è emerso, tra le altre cose, è una costante erosione dell’oblio reso di fatto impossibile dal digitale. Quest’ultimo assomiglia infatti a un enorme contenitore di dati ma anche di momenti, di ricordi, di scelte, di azioni, in breve, di ciò che è stato e che costantemente ritorna, anche quando non vorremmo. Tutto questo, come si è visto, ha importanti e decisive implicazioni sulla nostra memoria che è strettamente legata all’oblio, sul nostro modo di relazionarci all’assente e di vivere la perdita, persino sulla nostra capacità di auto-narrazione e di trasformazione. In modo particolare vorremmo soffermarci ora su due questioni etico-politiche che la lezione ci ha offerto, ovvero il diritto all’oblio e a una seconda possibilità.

Prima di tutto il problema del diritto all'oblio, in base al quale non solo noi abbiamo il diritto a dimenticare, operazione resa sempre più difficile, per esempio, dalle piattaforme che ci ricordano immancabilmente dove fossimo e con chi dieci anni fa, nonostante non vogliamo ricordarlo, ma soprattutto il diritto a essere dimenticati, ovvero il diritto a far perdere le tracce di sé. Non è giusto, né eticamente sostenibile, che qualcuno rivendichi il diritto a conservare le nostre tracce quando noi vogliamo dimenticarle.

Il secondo problema è appunto forse più speculativamente consistente, e potremmo definirlo come il diritto alla seconda possibilità: cioè se noi siamo continuamente richiamati a ciò che abbiamo fatto, anche quando non vorremmo ricordarcelo, quello che succede è che noi siamo riconosciuti esclusivamente per il nostro passato o, meglio, ciò che è visibilmente traccia del nostro passato, e che però non siamo stati noi a selezionare. Questo, da un punto di vista dell'etica privata, evidentemente ci pone di fronte a un problema enorme, gigantesco, cioè liberarsi dal proprio passato e poter essere altro rispetto alle azioni compiute, quindi, la possibilità di smarcarsi da se stessi perché ciascuno è molto di più di ciò che ha compiuto, e ha una storia a cui non si rende onore se la si trasforma in una quantità di dati da gestire. Al contrario, se non esiste oblio digitale, non si sfugge all’esposizione, al giudizio altrui e al processo di inchiodamento al proprio passato, da cui non ci si libera più. Tuttavia, dal punto di vista dell'etica pubblica e della politica questo aspetto è ancora più grave, perché in fondo tutti i sistemi di riconoscimento facciale, per esempio, o quelli che ci tracciano in tutti i modi possibili, ci riconoscono, si basano essenzialmente su questo, cioè funzionano prevedendo il nostro futuro sulla base del nostro passato, quindi io posso essere considerato più o meno pericoloso per la società sulla base di quello che ho commesso in passato e su questo gli Stati e gli organismi sovranazionali basano la loro capacità di predizione del nostro comportamento e anche della nostra attitudine, per esempio, a delinquere. Allora noi capiamo che l'algoritmo predittivo funziona esattamente tenendo traccia delle scelte che abbiamo fatto in passato, ricordando, forse anche meglio di noi, tutto quello che abbiamo fatto, ripercorrendo la storia della nostra vita, vista dall'esterno e senza la nostra mediazione, addirittura spesso senza neanche il nostro consenso. E questo significa che noi non abbiamo, come non lo abbiamo nell'etica privata, il diritto o comunque è molto difficile farlo rispettare, a essere dimenticati e, ancor più gravemente, alla cosiddetta seconda possibilità. Noi siamo costantemente inchiodati a quello che abbiamo fatto, agli errori che abbiamo commesso: non possiamo perderli, né possiamo perderci passaggi o ricordi.

Sulla base di questo ulteriore approfondimento proponiamo un’attività di riflessione.

CONSEGNA: per riflettere sui due temi qui proposti, ovvero il diritto all’oblio e il diritto a una seconda possibilità, proponiamo un’attività di scrittura. Lo scopo è quello di stimolare una riflessione personale, non è perciò importante tentare di elaborare una “risposta giusta” ma piuttosto lasciarsi interrogare in prima persona dalle tematiche affrontate.
Puoi usare la modalità di scrittura che preferisci e che ritieni più opportuna.

Scegli una delle due questioni ed elabora, seguendo le domande guida qui proposte, un breve testo (circa 300-400 parole), rispondendo al post in fondo alla pagina.

A- Diritto all’oblio
In un mondo in cui, come si è detto, tutto è conservato e pronto ad essere riproposto, quanto è importante per te poter dimenticare e/o essere dimenticato/a? Hai mai desiderato che un contenuto digitale che ti riguarda sparisse per sempre? Ti è mai capitato di sentirti intrappolato/a in un ricordo digitale ripresentatosi senza che tu lo volessi?

B- Diritto alla seconda possibilità
Cosa può significare, in un mondo permeato dal digitale così come l’abbiamo definito, avere una seconda possibilità? È ancora possibile oggi trasformarsi e diventare altro? Se sì, in che modo? Se no, perché? In che misura ritieni che il mondo digitale possa essere un ostacolo e/o un facilitatore della trasformazione personale?

ATTIVITÀ EXTRA: Guarda la puntata di Black Mirror intitolata “The entire history of you” (stagione 1, episodio 3) e rifletti ulteriormente sui temi affrontati nella lezione e nell’attività proposta.
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by Anonimo Utente_44062 -
B- Diritto alla seconda possibilità
Riflettere sul diritto a una seconda possibilità, in un mondo profondamente attraversato dal digitale, significa interrogarsi sul rapporto tra identità personale e memoria. Avere una seconda possibilità non coincide semplicemente con l’idea di cancellare ciò che si è stati, ma con la possibilità di non essere definitivamente identificati con un errore, una scelta sbagliata o una fase ormai superata della propria vita.
Nell’esperienza quotidiana, la dimensione digitale sembra rendere questo processo più complesso. Le tracce lasciate online – commenti, immagini, post – tendono a riemergere senza preavviso, spesso fuori dal contesto in cui erano state prodotte. In questi casi, il passato non appare come qualcosa di concluso, ma come una presenza costante che rischia di fissare l’identità in modo rigido. Si ha allora l’impressione che il cambiamento personale, pur reale, fatichi a essere riconosciuto.
Allo stesso tempo, non si può ignorare che il digitale offre anche strumenti di trasformazione. L’accesso a nuove conoscenze, la possibilità di confrontarsi con prospettive diverse e di raccontarsi in modo nuovo possono favorire un ripensamento di sé. In questo senso, il mondo digitale non è solo un archivio del passato, ma anche uno spazio in cui sperimentare nuove forme di espressione e di consapevolezza.
La vera questione, però, riguarda lo sguardo collettivo. Una seconda possibilità non dipende soltanto dagli strumenti disponibili, ma dalla disponibilità degli altri – e di se stessi – a riconoscere che una persona non coincide mai interamente con ciò che è stata. Se il digitale viene usato solo per etichettare e giudicare, diventa un ostacolo. Se invece è accompagnato da una cultura della responsabilità e del cambiamento, può diventare un alleato.
In definitiva, anche nell’era digitale è possibile trasformarsi e diventare altro. Questa possibilità resta fragile e mai garantita, ma proprio per questo richiede attenzione, discernimento e una concezione dell’identità come realtà in continua costruzione.
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by Anonimo Utente_45573 -
A - Diritto all'oblio
Ritengo particolarmente rilevante questo tema non soltanto riguardo alla possibilità di cancellare un contenuto volontariamente caricato in rete, ma soprattutto per garantire l'oblio rispetto a ciò che è stato senza consenso immesso in circolazione. Particolarmente spinoso a questo proposito è il tema del revenge porn, il quale in parte si lega inoltre al diritto alla seconda possibilità. Perchè in casi come quello di donne le cui foto vengono caricate in rete queste in parte saranno sempre additate come soggetti le cui immagini sono di carattere pubblico? Nonostante la possibile persecuzione di questo reato, è reale la cancellazione dal web delle immagini? Purtroppo sostengo che la risposta sia negativa. Come detto nelle lezioni, purtroppo l'internet è per sempre
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by Anonimo Utente_45755 -
Negli ultimi anni ho cominciato a rendermi conto di quanto il digitale renda quasi impossibile liberarsi dal proprio passato. Ogni cosa che facciamo lascia tracce che siano post, messaggi, foto, commenti… tutto resta lì, pronto a essere richiamato anche quando non vogliamo. In questo senso, il diritto alla seconda possibilità sembra un concetto quasi utopico: se siamo continuamente richiamati a ciò che abbiamo fatto, come possiamo davvero trasformarci e mostrarci diversi da ciò che eravamo?
Per me avere una seconda possibilità significa poter essere valutato per chi sono oggi e per le scelte che faccio ora, non solo per quelle che ho compiuto anni fa, e soprattutto poter sbagliare senza che l’errore diventi un’etichetta permanente. Nel mondo digitale, invece, questo è complicato. Ho visto personalmente come vecchi post o foto possano tornare a galla all’improvviso e creare imbarazzo o giudizio. È una sensazione di intrappolamento: il passato diventa visibile anche quando non dovrebbe, e ti costringe a fare i conti con una versione di te stesso che magari non riconosci più.

Credo però che una seconda possibilità sia ancora possibile, ma richiede consapevolezza e responsabilità. Non possiamo cancellare completamente tutto quello che abbiamo fatto, ma possiamo scegliere come raccontare il nostro presente e costruire nuove narrazioni di noi stessi. Il digitale può essere anche un facilitatore: ad esempio, possiamo creare contenuti nuovi che raccontano chi siamo adesso, imparare a gestire le nostre tracce digitali in modo più consapevole e decidere quali aspetti del nostro passato vogliamo condividere. Non è automatico né semplice, ma è un modo per riconquistare un certo controllo sulla nostra storia.
In fondo, la seconda possibilità non riguarda solo gli altri o il giudizio altrui, riguarda soprattutto noi stessi, la capacità di non rimanere definiti da ciò che abbiamo fatto, ma di continuare a crescere e a reinventarci. Anche nel mondo digitale, allora, possiamo cercare di trasformare l’esposizione dei nostri dati in un’opportunità per affermare chi siamo oggi e chi vogliamo diventare.