La storia dei MOOC
Un estratto dal libro "La ricerca del giusto mezzo. Strategie di equilibrio tra aula e digitale": Il movimento dei MOOC: la nascita e gli sviluppi nel periodo pandemico
Prima di addentrarci più nel dettaglio nelle diverse componenti dei MOOC è utile ripercorrerne brevemente la storia: come sono nati i MOOC?
Il termine MOOC è stato coniato per la prima volta nel 2008 da Dave Cormier in riferimento a un corso sviluppato da Stephen Downes e George Siemens intitolato “Connectivism and Connectivity Knowledge” per la University of Manitoba (Canada). Lo scopo principale del corso era, grazie alla disponibilità degli strumenti online, quello di creare numerose interazioni tra una grande varietà di partecipanti in modo da fornire un ambiente di apprendimento più ricco di quello consentito dagli strumenti tradizionali. Sia Downes che Siemens sostenevano infatti che le trasformazioni provocate dalla “rivoluzione digitale” imponessero una revisione delle tradizionali modalità di apprendimento. Secondo i due studiosi non era importante che i partecipanti, al termine del corso, fossero in grado di ripetere quanto detto da altri, come molto frequentemente avviene nella formazione tradizionale, piuttosto dovevano essere in grado di creare qualcosa dimostrando una partecipazione attiva. Progettarono l’esperienza didattica in modo più simile a un evento online piuttosto che a un vero e proprio corso, stimolando l’esplorazione personale e il confronto.
Tra il 2008 e il 2011 l’esperienza del corso non trovò particolare seguito e solo nell’autunno del 2011 Sebastian Thrun e Peter Norvig rilasciarono gratuitamente all’Università di Stanford il corso post-laurea “Introduction to Artificial Intelligence” che raggiunse circa 160.000 iscrizioni da parte di studenti provenienti da 190 paesi. Il corso era aperto a tutti, anche a studenti non immatricolati, semplicemente con la registrazione alla piattaforma. Chiunque poteva seguire tutte le attività previste senza però ricevere crediti universitari. Come ampiamente descritto da Fabio Silari dell’Università di Firenze in Massive Open Online Course: “un audace esperimento di apprendimento distribuito” nelle università, la struttura del corso ricalcava un ciclo di lezioni tenute in presenza in università con contenuti forniti tramite video online, divisi in sessioni di 10 minuti circa; la valutazione avveniva tramite quiz incorporati nel Learning Management System dell’università.
A differenza del corso “Connectivism and Connectivity Knowledge”, ai partecipanti non veniva richiesta alcuna forma di interazione tra di loro o con il docente. L’obiettivo didattico restava dunque quello tradizionale, ovvero una trasmissione frontale di conoscenza tramite contenuti ed esercitazioni progettati senza alcun intento di favorire la produzione di materiali aggiuntivi da parte degli studenti e con un consueto sistema di valutazione. Nonostante, dunque, il modello di apprendimento proposto da questo corso fosse ancora quello tradizionale e sicuramente molto diverso da quello progettato da Downs e Siemens, fu proprio Siemens a pubblicare un articolo intitolato “Stanford fa un MOOC”. La caratteristica di apertura del corso a chiunque nel mondo fu sufficiente quindi per poter parlare di Massive Open Online Courses.
Il momento di maggior decollo dei MOOC arrivò però nel 2012 con la nascita di portali di corsi online nei campus delle migliori università, tra cui in particolare edX e Coursera; il New York Times, infatti, definì il 2012 come l’anno dei MOOC.
Coursera è la più grande piattaforma di MOOC al mondo e si tratta di un consorzio privato fondato da alcuni docenti dell’Università di Stanford in California.
EdX, invece, è stata fondata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dall’Università di Harvard ed è nata come iniziativa senza scopo di lucro; successivamente, il 16 novembre 2021, è stata comprata dalla società 2U, leader nel settore della tecnologia dell’educazione. A queste grandi iniziative si sono rapidamente affiancati molti altri portali, caratterizzati o da un approccio tematico specialistico (come Udacity, orientato alla formazione in ambito ICT, di Stanford) o da una specificità nazionale, come Futurelearn, nato in Gran Bretagna con il coinvolgimento della Open University e della BBC, o come il portale FUN, promosso dal Ministero dell’Educazione francese.
In Italia si possono segnalare il portale POK (Polimi Open Knowledge) del Politecnico di Milano, Federica dell’Università Federico II di Napoli ed Eduopen realizzato da una rete di università. In queste piattaforme è possibile trovare una grandissima varietà e quantità di corsi online di livello universitario, nella grande maggioranza dei casi tenuti dagli stessi docenti che insegnano lo specifico contenuto nei loro campus. Secondo un’indagine condotta da Class Central, motore di ricerca che aggrega tutti i corsi online delle principali piattaforme di MOOC, tra il 2016 e il 2019 i partecipanti ai MOOC sono passati da dieci milioni a più di cento milioni.
All’inizio del 2020, i MOOC a livello globale contavano già oltre 110 milioni di utenti, ben 10.000 corsi e più di 1000 università di alto livello coinvolte, con un’ampia scelta di corsi di laurea e master offerti da università prestigiose. Tuttavia, quando nel febbraio 2020, le università si trovarono costrette a spostare improvvisamente la loro offerta didattica online, singolarmente, la grande maggioranza delle istituzioni non pose particolare attenzione all’integrazione dei percorsi formativi già disponibili in rete. Il boom di iscrizioni ai MOOC registrato intorno ad aprile 2020 nacque più da iniziative dei singoli individui che grazie alla spinta delle università.
L’unica eccezione nel contesto globale si riscontrò in Cina dove gli operatori privati del mondo MOOC sono da sempre fortemente integrati nelle politiche istituzionali e governative. In Cina l’integrazione, nella transizione online dell’educazione superiore dettata dalla pandemia, è stata immediata, in quanto gli operatori privati del settore digital learning hanno offerto non solo contenuti, ma anche infrastrutture digitali e servizi alle università. Nel febbraio 2020, il Ministero dell’Istruzione (MOE) ha emesso linee guida sulla didattica online integrando la possibilità per gli studenti di proseguire gli studi a distanza attraverso 24.000 corsi online offerti gratuitamente da più di 20 piattaforme. L’Università Tsinghua, una delle istituzioni accademiche più prestigiose della Cina, è stata tra le prime università al mondo ad affrontare la difficile sfida di come rispondere al virus. Nel gennaio 2020 il SARS-CoV-2 iniziava a diffondersi rapidamente in Cina e l’università si chiedeva se avrebbe dovuto ritardare l’inizio delle lezioni a febbraio. È riuscita però a evitare questa prospettiva spostando tutte le lezioni online in pochissimo tempo.
Il passaggio alla didattica online ha dovuto necessariamente prevedere una riprogettazione dell’erogazione degli insegnamenti introducendo le cosiddette classi ibride (extended classroom). Queste classi combinano il tradizionale insegnamento in presenza con attività di apprendimento online. Questa evoluzione è stata di fondamentale importanza poiché ha permesso anche al gran numero di studenti stranieri dell’Università Tsinghua, che a causa della pandemia non potevano fare ritorno nelle aule, di poter seguire le lezioni. Le lezioni vennero rese disponibili online e fu sviluppata perfino un’applicazione per smartphone per permettere agli studenti di accedere alle registrazioni video delle lezioni.
La crisi pandemica venne quindi usata come un’opportunità per cambiare l’approccio all’insegnamento delle lezioni. Nella transizione alle lezioni online un ruolo importante è stato giocato dall’integrazione dei materiali didattici con i MOOC che davano la possibilità di avere grandi repository di materiali già disponibili in rete. Migliaia di corsi presso l’Università Tsinghua e presso l’Università di Pechino hanno visto l’integrazione di MOOC, SPOC (Small Private Online Course), registrazioni di classi, corsi in live streaming e videoconferenze. Già dalla fine di gennaio 2020, XuetangX, uno dei più importanti portali di MOOC a livello globale, aprì la disponibilità al pubblico di oltre 1600 corsi gratuiti idonei al credito per le università. Nella stessa direzione si mossero altri operatori cinesi quali iCourse, i cui corsi online vennero utilizzati da oltre 500.000 insegnanti e 9 milioni di studenti da febbraio ad aprile 2020. Nell’insieme si parla di un ordine di grandezza di varie centinaia di milioni di studenti che hanno fruito di decine di migliaia di corsi online di vario tipo.
Infografica
La seguente infografica riassume il confronto tra il corso sviluppato da Stephen Downes e George Siemens intitolato “Connectivism and Connectivity Knowledge” per la University of Manitoba (Canada) nel 2008 e il corso post-laurea “Introduction to Artificial Intelligence”, rilasciato gratuitamente nel 2011 da Sebastian Thrun e Peter Norvig all’Università di Stanford.
Puoi scaricarla gratuitamente a questo link:
Infografica - “Connectivism and Connectivity Knowledge” e "Introduction to Artificial Intelligence"