Pennelli e parole
Abbiamo quindi dato un'iniziale risposta alla nostra prima domanda: anche le immagini (quelle in bianco e nero, perlomeno) possono essere "digitalizzate", per essere trasmesse e ricostruite.
La digitalizzazione apre inoltre un'altra interessante possibilità: "interagire" con l'immagine. Come? "Agendo" direttamente sui pixel della sua rappresentazione digitale.
Quando guardiamo un'immagine, la vediamo come un insieme di zone più o meno colorate. E se volessimo modificarla? Esistono un'inifinità di tecniche e strumenti, come ad esempio il pennello. Se immaginassimo di usarlo per applicare del colore, copriremmo zone che comprendono ben più di un pixel...
Ok, anche questo non è sempre del tutto tutto vero... Seurat, per esempio, la parata del circo, la dipingeva così:
Guardate bene il signore sulla destra:
Pitturare in questo modo vi sembra un'impresa estenuante? Seurat, per completare la sua opera "Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte", larga 3 metri e alta 2, ci ha messo ben 2 anni! Cosa avrebbe potuto fare, con un computer a disposizione e la capacità di programmarlo?
Per scoprirlo, facciamo un passo indietro, e consideriamo la rappresentazione più semplice possibile di un'immagine. Nella nostra "Monna Lisa Cyberpunk" ogni pixel poteva essere una lettera/simbolo.
Similmente a quanto abbiamo fatto per le onde, chiediamoci: qual è il numero minimo di simboli (in questo caso: tipi di pixel) diversi che servono per descrivere un'immagine? Per le onde ne bastavano due. Proviamo questa scelta estrema e dicotomica anche per le immagini!
Se abbiamo solo due "tipi" di pixel, come li scegliamo? La cosa migliore sembrerebbe sceglierli "agli estremi": propongo quadratini bianchi e quadratini neri!
Quanto enigmatico può essere, un sorriso disegnato su una matrice di punti bianchi e neri?
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