Ora che ci siamo convinti di poter "digitalizzare" il grigio, possiamo chiederci: e il colore? Come possiamo rappresentarlo?

Anche in questo caso ci viene in soccorso la pittura neoimpressionista!
Alcuni pittori, tra i quali il nostro Seurat, nella seconda metà dell'800 cominciarono a sperimentare il fenomeno per il quale puntini di colori diversi vengono "fusi", dalla visione umana, in un solo colore.

Lo stesso meccanismo percettivo era stato studiato da Charles Blanc, che aveva formulato così una prima "teoria del colore": è possibile provocare la visione di un colore per "somma" di componenti cromatiche fondamentali, presenti con diverse intensità. Il monitor su cui stai leggendo queste parole funziona proprio così: ad ogni pixel corrispondono tre piccole sorgenti luminose, una rossa, una verde, una blu. Variando le rispettive intensità, si ottengono tutti i colori che vedi!

RGBA

Quindi, un qualsiasi colore può essere descritto dicendo quanto deve essere "acceso" il rosso, quanto il blu, e quanto il verde... Visto che le iniziali dei nomi dei colori rosso, verde e giallo in inglese sono la R ("red"), G ("green") e B ("blue"), spesso ci si riferisce a queste componenti di un colore come alle sue coordinate RGB.

Ora la questione è: quanti bit vogliamo usare per descrivere ciascuna di queste componenti?

8 bit ti sembrano ragionevoli?

Te lo chiedo perché è un numero di bit che si utilizza molto spesso nella realtà (per esempio, molto probabilmente, lo schermo che stai guardando codifica i colori con componenti a 8 bit!)

Insegui il colore

Ogni "tripletta" (R,G,B) di numeri, quindi, descrive un colore: quello ottenuto "sommando" quantità R di rosso con una R di verde e una B di blu. Chiediamoci allora, come abbiamo fatto per il grigio, se è possibile, dato un colore, ottenere la relativa tripletta di numeri che lo rappresenta...

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