Disturbo dello spettro autistico: strategie per gli Insegnanti con esempi

Nella pianificazione ed individuazione delle strategie utili a favorire la partecipazione di un alunno con autismo alle attività di educazione fisica della classe è fondamentale tenere a mente l’unicità di tutti i bambini, compresi quelli con autismo. Infatti, come già anticipato, lo spettro dell’autismo comprende una ampia variabilità di funzionamento e include sia bambini con lieve impaccio motorio e difficoltà nell’interazione sociale sia bambini privi di linguaggio vocale, fortemente disturbati da componenti sensoriali e con una forte compromissione del controllo dei propri movimenti. Pertanto, non esistono strategie del tipo “one size fits all”. Seppur possano essere individuati degli elementi comuni tra i bambini con autismo, ogni intervento deve essere individualizzato e “vestito” sul singolo. Ciò sottintende la necessità di basare la scelta delle strategie da introdurre su una conoscenza approfondita del bambino con autismo e delle sue interazioni con il gruppo classe così da poter identificare quegli elementi individuali che possono favorire la permanenza nello spazio della lezione (solitamente la palestra), la partecipazione alle attività, la tolleranza alle frustrazioni e la regolazione emotiva.

Oltre a conoscere bene il bambino e la classe, pianificare attentamente le attività di educazione fisica e adattare il contesto scolastico alle esigenze dei bambini con autismo è un investimento fondamentale per il successo dell'inclusione. Sebbene richieda tempo e impegno iniziali da parte degli insegnanti, questo sforzo viene ampiamente ripagato nel lungo termine. Una pianificazione accurata, che tenga conto delle specifiche difficoltà di ciascun bambino, permette di creare lezioni fluide e coinvolgenti, riducendo al minimo le situazioni di stress e sovraccarico. L'adattamento del contesto, a sua volta, favorisce la partecipazione attiva di tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro abilità, con un investimento in tempo dedicato a pianificazione e preparazione dei materiali da fare a priori. Questo approccio inclusivo non solo semplifica la gestione delle lezioni, ma contribuisce anche a creare un clima positivo e collaborativo tra gli studenti, promuovendo l'accettazione delle differenze e il rispetto reciproco.

Di seguito vengono riportate alcune delle comuni difficoltà riscontrate nello svolgimento dell’attività fisica a scuola da parte dei bambini con autismo e degli esempi di possibili soluzioni. Di nuovo, si sottolinea che sia le difficoltà che le strategie riportate potrebbero non essere rappresentative di un particolare bambino con autismo, ma possano essere usate come spunto per individuare le difficoltà peculiari di un alunno e le strategie individualizzate per superarle.

Difficoltà motivazionali

La mancanza di motivazione può rappresentare un ostacolo significativo per i bambini con autismo durante le lezioni di educazione fisica. Spesso, questi bambini mostrano poco interesse per le attività proposte, preferendo attività solitarie o ripetitive, e possono non comprendere appieno i benefici dell'esercizio fisico. Specialmente, può apparire difficoltoso generare nel bambino una motivazione intrinseca (legata ad una spinta interiore e non ad elementi esterni come un premio) all’attività fisica. Creare un ambiente positivo e incoraggiante, in cui si celebrano i successi del bambino e si fornisce un feedback costruttivo, può contribuire a rafforzare la sua autostima e la sua motivazione a partecipare alle attività. L'utilizzo di gratificazioni estrinseche, come elogi, piccoli premi o attività gratificanti, può essere una strategia efficace per aumentare la motivazione. È indicato che tali gratificazioni siano quanto più possibile rivolte all’intero gruppo classe o integrino aspetti sociali e interattivi. Ad esempio, l'insegnante potrebbe creare un "tabellone del successo" in cui i bambini possono guadagnare adesivi o simboli per ogni attività completata con successo, e scambiarle con premi o attività speciali, in gruppo. Le regole per erogare tali adesivi possono essere chiaramente espresse e visibili sul cartellone stesso e possono riguardare elementi di partecipazione generale (es. tenere un tono di voce adeguato, rispettare il proprio turno, fare il tifo, etc.) o specifici per un’attività (es. passare la palla ad un compagno, completare un circuito, etc.). Quando possibile, le regole dovrebbero essere sempre poste in positivo (es. usare formule tipo: “aspettare con la palla in mano” anziché: “non palleggiare in fila”). Con strategie simili a questa, il bambino con autismo avrà a disposizione degli elementi gratificanti per la partecipazione all’attività e sarà stimolato ad osservare i compagni che, comportandosi adeguatamente per ottenere punti, faranno da modello.

Un’altra strategia efficace per stimolare la motivazione all’ora di educazione fisica è creare dei momenti di esultanza di gruppo, ad esempio stabilendo che, quando un bambino segna un punto, o completa un’attività difficile, tutti gli altri si complimentano con lui, festeggiandolo. Strategie simili non solo supportano la motivazione portando il bambino a cercare di ottenere la gratificazione dagli altri, ma supporta anche le abilità sociali insegnandogli a gioire dell’approvazione del gruppo e a gratificare a sua volta gli altri.

Adottare un approccio, basato sugli interessi del bambino può supportare la motivazione. Se il bambino ama gli animali, si potrebbe proporre un gioco in cui i bambini imitano i movimenti degli animali, incoraggiando la partecipazione attiva e il divertimento. Tuttavia, anche partire dalla motivazione della classe può sostenere la motivazione del singolo. Ad esempio, avere un obiettivo di gruppo (es. dei record da superare tutti insieme) può elevare la motivazione di tutta la classe, contagiando anche i bambini reticenti alla partecipazione.

Oltre a personalizzare le attività, può essere utile offrire al bambino delle opzioni tra scegliere le attività che preferisce o delle regole da aggiungere/modificare. La scelta dovrebbe avvenire sempre tra opzioni proposte dall’insegnante così che l’attività rimanga sotto il suo controllo e le alternative tra cui scegliere rimangano nell’ambito del programma scolastico. Ad esempio, si potrebbe creare un "menù" di attività, tra cui il bambino può scegliere, come giocare a calcio, a basket o fare un percorso a ostacoli. La scelta può anche essere affidata ad un piccolo gruppo così che sia condivisa coi compagni e rappresenti un momento di interazione sociale.

Difficoltà motorie

I problemi di coordinazione motoria rappresentano una sfida comune per molti bambini con autismo, che possono manifestare difficoltà nel coordinare i movimenti del corpo, nel mantenere l'equilibrio e nel controllare la postura. Queste difficoltà possono influire sulla loro partecipazione e sul loro successo nelle attività di educazione fisica. Per affrontare questi problemi, è fondamentale adottare un approccio graduale e personalizzato.

Iniziare dalle attività che il bambino è già in grado di svolgere, riproponendo magari esercizi familiari sotto nuove forme, può infondere sicurezza e motivare il bambino a mettersi in gioco. Man mano che il bambino acquisisce sicurezza e competenza, si possono introdurre attività più complesse e nuove. Quando si propone un’attività nuova o complessa può essere utile preparare alcune possibili semplificazioni, qualora risultasse troppo difficile. Ad esempio, se palla prigioniera risultasse troppo complessa nella forma originale, si potrebbe proporre “palla prigioniera da seduti”.  Inoltre, eventualmente, offrire pause frequenti e concedere più tempo per completare l'attività può ridurre la pressione e favorire la partecipazione.

Dividere la classe in gruppi più piccoli può essere particolarmente utile poiché permette di differenziare le attività in base ai gruppi e di creare un ambiente meno dispersivo e più facile da gestire. L’attività in piccolo gruppo è indicata anche per la fase di apprendimento di nuovi giochi, attività o azioni perché permettere di sperimentare in un ambiente “semplificato” con meno stimoli a cui reagire. Ad esempio, durante un gioco di pallavolo, si possono creare squadre più piccole e adattare le regole per favorire il coinvolgimento di tutti.

L'utilizzo di ausili visivi può essere di grande aiuto per favorire l’organizzazione del movimento in funzione dell’obiettivo del gioco. Coni, cerchi, corde o nastri colorati possono essere utilizzati per delimitare lo spazio, indicare la direzione del movimento o un obiettivo da raggiungere durante gli esercizi. Ad esempio, si possono utilizzare dei coni segnalare un punto di stop, cerchi per delimitare un’area da cui tirare e corde per indicare un percorso da seguire. Inoltre, l'imitazione dell'insegnante o dei compagni può essere un valido strumento per facilitare l'apprendimento, permettendo al bambino di osservare e replicare i movimenti. Ad esempio, invece di dire "lancia la palla in alto", si può mostrare il movimento e accompagnare il gesto con la frase "lancia la palla così".

Infine, l’uso di feedback chiari e specifici è essenziale per aiutare il bambino a comprendere i propri errori e a migliorare le proprie prestazioni. Invece di dire semplicemente “giusto”, "sbagliato" o "riprova", l'insegnante può fornire indicazioni precise e positive, come "Stai lanciando nel modo giusto, ma prova a mirare un po' più in basso" o "Bravo, hai mosso le braccia in alto e hai saltato più in alto di prima!”.

Difficoltà di interazione sociale

Le difficoltà sociali rappresentano una sfida importante per i bambini con autismo nell'ambito dell'educazione fisica che spesso faticano ad iniziare, rispondere e sostenere adeguatamente le interazioni sociali.

Per comprendere le sfumature di queste difficoltà, è fondamentale osservare attentamente il bambino durante le interazioni con i compagni. Potrebbe avere difficoltà a stabilire un contatto visivo, a interpretare le espressioni facciali e il linguaggio del corpo degli altri, o a comprendere le regole implicite delle interazioni sociali. Potrebbe anche mostrare poco interesse nel collaborare o condividere attrezzi, preferendo attività solitarie o ripetitive. Per affrontare queste sfide, l'insegnante può adottare diverse strategie. Ad esempio, insegnare esplicitamente le abilità sociali attraverso giochi di ruolo, in cui i bambini simulano situazioni di gioco e imparano a comunicare, chiedere aiuto o risolvere conflitti. Ad esempio, si potrebbe simulare una situazione in cui ogni bambino deve chiedere a un compagno di passargli la palla, insegnandogli le parole, i gesti e i gesti appropriati.

Inoltre, è importante promuovere l'interazione sociale in modo strutturato e non strutturato. Creare opportunità di gioco in piccoli gruppi che richiedono collaborazione e assegnare ruoli specifici all'interno di un gioco consente di mettere in pratica e sviluppare le abilità sociali, comprendere le prospettive degli altri e a sentirsi parte di un gruppo. Ad esempio, si può chiedere ad un gruppo di bambini di creare un percorso ciascuno dove ogni membro pensa ad un passaggio. Poi il gruppo spiega il percorso alla classe, lo si prova tutti insieme e ognuno sceglie e dichiara il passaggio che gli è piaciuto di più.

Inoltre, promuovere l'interazione sociale attraverso attività strutturate, come giochi di squadra o staffette, può aiutare i bambini a sviluppare competenze di collaborazione e comunicazione. Ad esempio, si potrebbe organizzare una staffetta a coppie o piccoli gruppi, ogni gruppo dovrà muoversi da una base all’altra solo rispettando delle regole (es. procedere in fila indiana tenendo sempre le proprie punte attaccate ai talloni di chi sta davanti; oppure procedere alternando due passi ad un salto).

Nel proporre attività cooperative, se sono state identificate strategie specifiche per favorire l'interazione, come l'uso di un linguaggio semplice e diretto o l'impiego di ausili visivi, è importante condividerle con i compagni, in modo che possano utilizzarle durante le attività e i giochi motori. Ad esempio, se un bambino con difficoltà comunicative utilizza un gesto specifico per indicare che vuole la palla, i compagni possono imparare a riconoscere e rispettare questo segnale, facilitando così la sua partecipazione al gioco.

Difficoltà comunicative

Le difficoltà di comunicazione rappresentano una sfida significativa per i bambini con autismo durante l'educazione fisica. Queste difficoltà possono manifestarsi in diversi modi. Il linguaggio verbale può essere completamente assente o ridotto a poche parole o frasi e la comprensione può essere limitata a poche parole, quando supportate da gesti o dal contesto. Il linguaggio può anche essere presente e fluente, tuttavia i bambini possono avere problemi a comprendere istruzioni verbali complesse o astratte, altri possono avere difficoltà a esprimere i propri bisogni, emozioni o frustrazioni, mentre altri ancora possono faticare a interpretare le sfumature del linguaggio non verbale, come espressioni facciali o gesti.

Per superare queste difficoltà, è fondamentale adottare un approccio comunicativo chiaro, conciso, contestualizzato e multisensoriale. Ad esempio, invece di utilizzare frasi lunghe e complesse come "Posizionati in fila indiana dietro al tuo compagno", l'insegnante può utilizzare un linguaggio più semplice e diretto, come "Mettiti in fila dietro a Marco". Inoltre, le istruzioni verbali possono essere supportate con ausili visivi, come gesti (es. indicare), immagini o dimostrazioni pratiche. Ad esempio, mentre si spiega, si può mostrare un'immagine di bambini in fila indiana, indicare dove posizionarsi o dimostrare fisicamente come posizionarsi correttamente. Per le spiegazioni complesse, è utile suddividerle in parti più piccole e fornire un'indicazione per ogni azione che compone il compito, anziché dare tutte le informazioni in una volta sola. È importante ridurre al minimo le ripetizioni, assicurandosi che il bambino non abbia compreso l'istruzione prima di ripeterla, e incoraggiarlo a verbalizzare ciò che deve fare dopo aver ricevuto l'indicazione, per consolidare la comprensione e favorire l'autonomia.

Per supportare la comprensione e per facilitare l’espressione di bisogni ed emozioni, è possibile fornire ed integrare strategie di comunicazione alternativa come l’uso di gesti o di sistemi di simboli. Ad esempio, il bambino può imparare a utilizzare un gesto per indicare che ha bisogno di una pausa o un'immagine per esprimere la propria felicità o frustrazione. L’uso di questi strumenti dovrebbe essere condiviso con la famiglia e professionisti sanitari di riferimento, come logopedisti e terapisti, per creare un uso delle strategie comunicative che sia coerente tra i contesti. Se vengono identificate delle strategie specifiche per favorire la comunicazione, è importante metterle in pratica durante le attività motorie e condividerle con i compagni, in modo che possano utilizzarle nei giochi e nelle interazioni quotidiane.

Infine, è importante ricordare che la comunicazione non è solo verbale. L'insegnante e i compagni possono utilizzare il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e il tono di voce per trasmettere informazioni e creare un clima di fiducia e collaborazione. Ad esempio, un sorriso, un cenno di incoraggiamento o un tono di voce calmo e rassicurante possono fare la differenza nel modo in cui il bambino percepisce l'ambiente e le attività proposte.

Sensibilità sensoriale

La sensibilità sensoriale è una sfida comune per molti bambini con autismo, che possono sperimentare il mondo in modo diverso rispetto ai loro coetanei. Rumori forti, luci intense, tessuti ruvidi o odori pungenti possono essere percepiti come fastidiosi, dolorosi o insopportabili. Per garantire la loro partecipazione attiva e serena alle lezioni di educazione fisica, è utile creare un ambiente sensorialmente accogliente e prevedibile. Conoscere le specifiche difficoltà sensoriali del bambino, osservandolo durante le attività per individuare i segnali di disagio o sovraccarico, ma anche attraverso il dialogo con colleghi, genitori e personale sanitario, è fondamentale per modulare l'ambiente e favorire la partecipazione.

Ad esempio, se un bambino è particolarmente sensibile ai rumori forti, evitare l'uso del fischietto e moderare il tono di voce durante le istruzioni può fare la differenza. Per i bambini sensibili alle luci, preferire spazi con illuminazione naturale o regolabile può essere d'aiuto. Inoltre, prevedere uno "spazio di decompressione", un angolo tranquillo della palestra con cuscini e oggetti morbidi, permette al bambino di allontanarsi momentaneamente dall'attività in caso di sovraccarico, favorendo la regolazione emotiva e sensoriale. È consigliabile anche eliminare o ridurre al minimo gli elementi particolarmente stressanti. Ad esempio, timer e conti alla rovescia, possono aumentare l'ansia e l'agitazione nel bambino. In alternativa, si possono utilizzare timer visivi o avvisi più graduali per segnalare lo scorrere del tempo ed il passaggio da un'attività all'altra. Laddove utile e in accordo con la famiglia può essere considerato l’uso di strumenti di regolazione sensoriale come cuffie antirumore, occhiali da sole, coperte pesanti o oggetti da manipolare per aiutare il bambino a gestire gli stimoli sensoriali.

Difficoltà nel gestire le sconfitte e le penitenze

La difficoltà a tollerare la sconfitta rappresenta una sfida comune per molti bambini con autismo, che spesso manifestano reazioni emotive intense come rabbia, frustrazione o tristezza quando non raggiungono un obiettivo o perdono una competizione. Questa difficoltà può derivare da diversi fattori, come il perfezionismo, la rigidità cognitiva o la difficoltà a gestire le emozioni. Per affrontare questa sfida, l'insegnante può adottare un approccio, che comprenda l'insegnamento di abilità di coping emotivo, la modifica delle regole del gioco e la promozione di un clima di collaborazione e divertimento, permettendo al bambino di sperimentare la vittoria e la sconfitta in modo graduale. Ad esempio, in giochi come la palla prigioniera, invece di relegare i bambini "catturati" in una penitenza passiva, si possono assegnare loro compiti attivi, come recuperare oggetti sparsi per il campo o aiutare i compagni a liberarsi. In questo modo, la "sconfitta" temporanea si trasforma in un'opportunità di contribuire al gioco e alla squadra.

Inoltre, per ridurre l'enfasi sulla competizione, si possono modificare le regole di molti giochi, eliminando il punteggio o introducendo obiettivi comuni e cooperativi. Ad esempio, in una partita di calcio, invece di contare i goal, si potrebbe premiare la squadra che passa la palla a tutti i compagni durante un’azione. In alternativa, possono essere identificati obiettivi dove la classe gioca insieme contro un precedente record. Ancora, possono essere proposti giochi in cui chi “perde” cambia ruolo, come ad esempio una versione semplificata di guardie e ladri, dove alla fine si fa tutti parte della stessa squadra. È quindi utile spostare l'attenzione dalla vittoria alla partecipazione e al divertimento, sottolineando l'importanza di fare del proprio meglio, migliorare le abilità proprie e della classe e divertirsi con i compagni.

Un'altra strategia efficace è l'utilizzo di giochi cooperativi, in cui i bambini lavorano insieme per raggiungere un obiettivo comune, riducendo così la pressione sulla competizione individuale e favorendo la collaborazione e il senso di appartenenza al gruppo. Ad esempio, si potrebbe organizzare un gioco in cui i bambini devono collaborare per costruire una torre con i blocchi o superare un percorso a ostacoli.

Infine, è fondamentale che l'insegnante modelli un atteggiamento positivo verso la sconfitta, mostrando a tutti i bambini come accettare i propri errori, imparare da essi e riprovare con maggiore determinazione. A questo scopo, è anche utile riconoscere pubblicamente le modalità corrette di reazione alla sconfitta in tutti i compagni, così che l’alunno con autismo possa riconoscerle in sé stesso quando riesce a metterle in pratica, e possa trarre un esempio dai compagni quando sono loro a reagire correttamente.

Difficoltà nella gestione delle attese

La difficoltà nella gestione delle attese può rappresentare un ostacolo significativo per i bambini con autismo durante le lezioni di educazione fisica. L'impazienza e la frustrazione possono emergere quando devono aspettare il proprio turno in un gioco o l'inizio di una nuova attività. Per affrontare questa sfida, l'insegnante può adottare strategie che rendano l'attesa più prevedibile e gestibile. Ad esempio, l'utilizzo di timer visivi, come clessidre o orologi a icone, può aiutare il bambino a visualizzare il trascorrere del tempo e a comprendere quando l'attesa sta per terminare.

Inoltre, fornire attività alternative durante le attese e le pause, come puzzle, libri da colorare o piccoli giochi sensoriali, può distrarre il bambino e ridurre l'ansia. Un esempio pratico potrebbe essere quello di creare un "angolo dell'attesa" in palestra, dotato di cuscini, libri e giochi tranquilli, dove i bambini in pausa o in attesa del turno (es. durante un piccolo torneo a squadre) possano passare il tempo tenendosi occupati in un ambiente confortevole e rilassato.

Può essere anche utile avvisare il bambino in anticipo sulle attese previste e spiegare la loro durata può aiutarlo a prepararsi mentalmente e a ridurre l'ansia. L’uso di supporti visivi che descrivano la struttura o i momenti della lezione o dell’attività (comprese le pause) può rendere lo scorrere del tempo più prevedibile e comprensibile. Ad esempio, l'insegnante potrebbe dire: "Adesso giochiamo a turno, il gruppo rosso e quello verde giocano – intanto posiziona i simboli dei gruppi nello spazio di un cartellone che indica che si gioca – mentre il gruppo blu è in pausa – e posiziona il simbolo della squadra blu nello spazio dedicato alla pausa – Quando suona il timer, il gruppo blu gioca e il verde farà la pausa”.

Infine, creare routine prevedibili per le lezioni di educazione fisica, con una sequenza chiara e costante di attività, può aiutare il bambino a sapere cosa aspettarsi e a ridurre l'incertezza legata alle attese. Ad esempio, si potrebbe iniziare sempre con un riscaldamento di 10 minuti, seguito da giochi di squadra per 20 minuti e concludere con 10 minuti di stretching e rilassamento.

Comportamenti disfunzionali

I comportamenti disfunzionali, come stereotipie, aggressività o autolesionismo, possono manifestarsi durante l'educazione fisica nei bambini con autismo, spesso in risposta a situazioni di stress, frustrazione o sovraccarico sensoriale. Per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio proattivo, individualizzato e collaborativo. Innanzitutto, l'insegnante deve osservare attentamente il bambino ed instaurare un dialogo aperto con operatori sanitari e genitori per comprendere le cause scatenanti di tali comportamenti (come ad esempio rumori forti, luci intense o cambiamenti improvvisi nella routine) ed individuare strategie preventive e reattive efficaci. Ad esempio, se un bambino tende a manifestare aggressività quando si sente frustrato, si potrebbe creare un ambiente più strutturato e prevedibile, fornendo istruzioni chiare e anticipando eventuali cambiamenti di attività. È inoltre utile verificare se l'istituto scolastico dispone di un protocollo di gestione del comportamento problema e condividere con il personale le strategie individuate per il bambino, in modo da garantire un approccio coerente e condiviso.

L’uso dell'apprendimento senza errore può essere una strategia efficace nelle prime fasi dell'attività, fornendo al bambino istruzioni chiare e supporto costante per ridurre la frustrazione e aumentare la fiducia nelle proprie capacità. Ad esempio, durante un'attività di lancio della palla, l'insegnante potrebbe inizialmente posizionare il bambino molto vicino al canestro per garantirgli il successo, e poi aumentare gradualmente la distanza man mano che acquisisce sicurezza. Inoltre, quando possibile, è importante formulare le regole comportamentali in positivo, focalizzandosi su ciò che il bambino può fare invece di ciò che non può fare. Ad esempio, invece di dire "Non correre", si potrebbe dire "Cammina lentamente".

Per quanto riguarda i comportamenti ripetitivi e stereotipati, come dondolarsi o sbattere le mani, è importante cercare di contenerli riportando delicatamente l'attenzione del bambino sull'attività in corso. Ad esempio, se un bambino inizia a dondolarsi durante un gioco di squadra, l'insegnante potrebbe coinvolgerlo nuovamente nell'attività, passandogli la palla o assegnandogli un compito specifico.

Nel caso in cui si verifichino comportamenti auto o etero lesivi, è fondamentale garantire la sicurezza del bambino e degli altri presenti. Ciò potrebbe significare predisporre un'area sicura e morbida dove il bambino possa sfogare la propria energia in modo controllato, o allontanarlo temporaneamente dall'attività per evitare danni a sé o agli altri.

In generale, è sempre raccomandabile che ogni intervento sia concordato con i familiari e i clinici di riferimento, per evitare che la modalità di gestione di tali comportamenti possa generare ulteriori disagi nel bambino o incomprensioni con i famigliari e i colleghi.

Infine, è utile fornire elogi e approvazioni quando il bambino emette o mantiene i comportamenti desiderati, lodando, ad esempio, quando riesce a controllare le proprie emozioni e a partecipare attivamente alle attività. Ciò risulta molto più efficace rispetto a riprendere il bambino quando il comportamento disfunzionale si sta verificando o si è verificato.

Difficoltà nel comprendere e rispettare le regole e i cambi di attività

Per molti bambini con autismo, le lezioni di educazione fisica possono presentare difficoltà nel comprendere e rispettare le regole e i cambi di attività. La natura spesso astratta delle regole, l'imprevedibilità dei cambiamenti e la necessità di adattarsi rapidamente possono generare ansia e frustrazione. Per affrontare queste sfide, l'insegnante può adottare un approccio multi-sfaccettato.

Innanzitutto, può essere indispensabile semplificare le regole, utilizzando un linguaggio chiaro e concreto, evitando termini vaghi o metaforici. Ad esempio, invece di dire "giocate lealmente", si potrebbe dire "non spingere gli altri bambini".

Per favorire il rispetto delle regole può essere utile ricordarle frequentemente durante l'attività, mantenendo un linguaggio semplice e concreto. Invece di dire "gioca bene", si può specificare "passa la palla al tuo compagno" o "corri fino al cono". Inoltre, è opportuno premiare il rispetto delle regole con complimenti e rimandi positivi, adesivi o piccoli premi da distribuire a tutti gli alunni che rispettano il regolamento, ciò può motivare il bambino e rafforzare i comportamenti desiderati, anche grazie al modello dei compagni.

È fortemente consigliabile evitare conflitti in caso di non rispetto delle regole. Invece di rimproverare il bambino, l'insegnante può spiegare con calma le conseguenze delle sue azioni e aiutarlo a trovare soluzioni alternative. Ad esempio, se un bambino lancia la palla troppo forte durante una partita di pallavolo, invece di dirgli "non si fa così", l'insegnante può spiegargli che lanciare la palla troppo forte può far male agli altri e mostrargli come lanciarla con più delicatezza.

L'utilizzo di ausili visivi, come schemi, immagini o dimostrazioni pratiche che illustrino le azioni consentite e quelle vietate, può rendere le regole più comprensibili e concrete. Ad esempio, si potrebbe creare un poster con le immagini delle diverse fasi di un gioco o utilizzare dei coni colorati per delimitare il campo di gioco. Allo stesso modo, per preparare al cambio di attività, si possono utilizzare schede visive che anticipino l’attività successiva. L’anticipazione dovrebbe avvenire sufficientemente prima da preparare il bambino. Ad esempio, all’inizio della lezione possono essere presentate tutte le sue parti in forma di sequenza di immagini e, quando se ne sta per iniziare una, si ricorda anche quella che seguirà. In pratica, l'insegnante potrebbe dire: "Tra cinque minuti finiremo di giocare a pallacanestro e inizieremo a fare stretching – intanto l’insegnante indica le immagini corrispondenti". L'uso di un timer visivo come può aiutare il bambino a visualizzare il tempo rimanente e a prepararsi mentalmente al cambiamento.

In generale, introdurre gradualmente i cambiamenti può facilitare l'adattamento del bambino. Ad esempio, invece di passare bruscamente da un gioco all'altro, si potrebbe dedicare qualche minuto a un'attività di transizione, come camminare in cerchio o fare respiri profondi insieme. In questo modo, si offre al bambino il tempo necessario per elaborare il cambiamento e prepararsi alla nuova attività

Difficoltà di comprensione e accettazione da parte dei coetanei

 Affrontare le difficoltà di comprensione e accettazione da parte dei coetanei è fondamentale per garantire un'esperienza positiva e inclusiva nell'educazione fisica per i bambini con autismo. Spesso, i compagni di classe possono non comprendere appieno i comportamenti, le reazioni o le difficoltà comunicative del bambino autistico, portando a situazioni di disagio, esclusione o addirittura bullismo. Per superare questa sfida, è cruciale creare un clima di classe inclusivo e promuovere la consapevolezza e l'empatia tra i bambini.

Un esempio pratico potrebbe essere quello di organizzare delle giornate dedicate alla diversità, in cui i bambini possono conoscere le caratteristiche peculiari di ognuno di loro, scoprendo che ciascuno ha preferenze, modalità e punti di forza e debolezza peculiari, eventualmente attraverso attività ludiche e interattive, come giochi di ruolo e narrazione di storie. In questo modo, i bambini possono imparare a riconoscere le differenze individuali, a rispettarle e a valorizzarle. Ad esempio, una storia potrebbe raccontare di un bambino che ama giocare a calcio ma ha difficoltà a comunicare con i compagni. La storia potrebbe mostrare come i compagni di classe imparano a conoscere le sue esigenze e a includerlo nel gioco, creando un ambiente positivo e accogliente per tutti.

Un'altra strategia che può essere efficace consiste nel creare opportunità in cui i bambini sono stimolati a conoscersi e a collaborare in modo guidato. Ad esempio, l'insegnante può proporre un'attività in cui i bambini devono lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune, come una caccia al tesoro o il compito di costruire una struttura con dei blocchi. Durante l'attività, l'insegnante può guidare i bambini a riconoscere i punti di forza di ognuno e a utilizzarli per collaborare in modo efficace.

In più, offrire opportunità di successo al bambino con autismo durante le lezioni di educazione fisica può contribuire a migliorare la sua immagine agli occhi dei compagni. Ad esempio, l'insegnante proporre delle attività in cui sa che il bambino può avere successo e creare una routine in cui, ad ogni riuscita di un alunno, tutti gli altri festeggiano con lui. In questo modo, i compagni possono riconoscere punti di forza anche nel bambino con autismo facilitandone l’inclusione e apprezzamento del suo contributo al gruppo.  

Necessità di continua mediazione da parte degli insegnanti

La necessità di una continua mediazione da parte degli insegnanti è una realtà comune quando si lavora con bambini con autismo durante l'educazione fisica. Questi bambini spesso richiedono un supporto costante per comprendere le istruzioni, eseguire le azioni, gestire le emozioni, interagire con i compagni e risolvere eventuali conflitti. Per affrontare questa sfida, è fondamentale che gli insegnanti ricevano una formazione specifica sull'autismo e sulle strategie didattiche più efficaci. Ad esempio, potrebbero richiedere all’istituto la partecipazione a corsi di formazione o workshop tenuti da esperti del settore, che illustrino le caratteristiche dell'autismo, le modalità di comunicazione più efficaci e le strategie per gestire i comportamenti problema.

In generale, è importante che l’insegnante viva con serenità la necessità di facilitazione del bambino, accettando che il processo di apprendimento e adattamento richieda tempo e pazienza. Non bisogna scoraggiarsi di fronte agli inevitabili tentativi ed errori, ma piuttosto imparare da essi per capire cosa funziona meglio per ogni singolo bambino. Ad esempio, se un'attività di gruppo si rivela troppo stimolante per il bambino, l'insegnante può provare a modificarla o a proporre un'alternativa più tranquilla, senza considerare questo come un fallimento, ma come un'opportunità di apprendimento.

Nel gestire gli alunni con necessità di continua mediazione, può essere di grande aiuto pianificare delle modalità per far fronte alla mancanza del personale di supporto alla classe come gli insegnanti di sostegno. Ad esempio, possono essere strutturate delle attività che prevedano al contempo una maggiore autonomia della classe così che l’insegnante possa dedicare più tempo al supporto dell’alunno con autismo. A questo scopo possono essere riproposte attività ben note alla classe, chiedendo agli alunni di organizzare in autonomia l’attività, poiché in grado di farlo. Una alternativa è organizzare dei piccoli gruppi di compagni che, a turno, supportino il compagno con autismo durante le attività in palestra. In questo modo, la mancanza di una risorsa può tramutarsi in un momento sociale e inclusivo per la classe.

Appare fondamentale, inoltre, un costante confronto tra insegnanti così che possano venire condivise le proprie esperienze di gestione della necessità di supporto costante qualora mancassero le risorse. In questo modo si può ampliare il proprio repertorio di strategie utili, ma diviene anche più semplice gestire la frustrazione che può scaturire dalle difficoltà di gestione. Ad esempio, un insegnante potrebbe scoprire che un certo tipo di mediazione verbale funziona particolarmente bene con un bambino, mentre un altro potrebbe aver trovato un modo efficace per gestire un comportamento problema specifico.